La mia sensibilità è una condanna.
Se da una parte mi aiuta ad apprezzare la semplicità della natura, dall'altra mi spinge a soffrire per le banali superficialità che sono costretta a vivere.
Ho venti anni, ho vissuto le mie esperienze, proprio come ognuno vive le sue. Delusioni, disprezzo per se stessi, momenti di gioia, e fiumi di lacrime.
Ho sofferto la solitudine prima di imparare a conviverci.
Il mio rapporto con essa ora non è proprio cordiale, ci convivo ma continua a spaventarmi, forse perchè ho paura di me.
Mi conosco troppo bene;
oppure poco e niente.
In realtà non mi sopporto, sono stufa anche solo di tentare a sopportarmi, e immagino quanto possa essere difficile per qualcun'altro farlo al posto mio.
Mi dicono:
Sei sensibile, sei depressa, ti lamenti, sei paranoica, ti sottovaluti, e ancora una lunga sfilza di commenti.
Io non dico che non abbiano ragione, anzi probabilmente le cose stanno esattamente così.
Solo di una cosa sono sicura, però... potrò avere anche diecimila difetti, ma ho un pregio che pochi posseggono, e me lo riconosco a pieno titolo. Sono una persona sincera e schietta.
Alla domanda come stai? Non rispondo forzatamente "bene" per dare un contentino, e far finta che sia tutto a suo posto. Con qualsiasi persona, non esito a mostrare la mia fragilità, perchè è parte integrante del mio io, e non potrei essere altrimenti.
Si soffermano così sul mio stare male, ma non percepiscono l'intima natura della mia voglia di esplodere di vita. Io che metto da parte i pregiudizi e voglio fare crollare le maschere che tutti indossano compresa la mia. Perchè ciò che più ci accomuna è il senso di perdizione che tutti proviamo quando in tasca ci sono delle domande più grandi delle nostre mani. Le persone fingono, sono tumefatte dalla società che tende ad occultare la primordiale sensibilità per lasciare spazio e pensieri e vite frivole, fittizie.
Soffro perchè sono consapevole del mondo che mi circonda, e non so da dove iniziare per starci dentro, ...mantenendomi vera, senza le maschere.

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